16/02/2012 - Milano
CELENTANO A SANREMO, ALBONI: UNO SPRECO DI DENARO PUBBLICO
ALTRO CHE CANONE, OGNI CITTADINO PAGHI PER VEDERE CIÒ CHE VUOLE
«Nonostante gli spot che ci ricordano l’obbligo del canone, la “pseudo esibizione” di Celentano a Sanremo non credo “partorirà” lunghe code per pagare l’abbonamento alla Tv di Stato. Arrivati a questo punto, sarebbe meglio che ogni cittadino possa pagare per vedere o sentire ciò che veramente vuole». È l’intervento del vicepresidente del Pdl in Regione Lombardia, Roberto Alboni sulla partecipazione di Adriano Celentano al Festival.
«Ancora una volta, purtroppo, abbiamo assistito alla dimostrazione di come possano essere sprecati soldi e spazi pubblici – aggiunge Alboni – Sono stati lanciati messaggi pericolosi: l’attacco alla Chiesa che pretendo non venga toccata come “comunità di credenti”. E poi è stato stravolta l’immagine del palco di Sanremo: quel palcoscenico è dei cantanti, non un luogo dove far sermoni contro la chiesa. Anche perché, molti, anche più autorevoli di me, potrebbero chiedere di salire sul palco dell’Ariston per parlare del tramonto di Celentano».
«Certe esibizioni, se così si possono chiamare, sono un insulto all’intelligenza degli italiani e sono segno di poco rispetto verso coloro che dovrebbero essere i protagonisti di un appuntamento che si chiama “Festival della canzone italiana” – osserva ancora Alboni – Avanti di questo passo a promuovere le doti canore rimarrà solo lo Zecchino d’oro».
«Alla base di questo brutto spettacolo – conclude il vicepresidente del Pdl in Regione Lombardia - c’è la pochezza di idee, la mancanza di capisaldi morali che finisce per affossare tutto. Per essere coinvolgenti, per fare ridere, serve intelligenza, che oggi però è merce rara. E poi, soprattutto ci vuole coerenza: Celentano prima ci vuole rock, poi lenti. Ecco, faccia di meglio: stia fermo o si scansi e lasci spazio ad altri. L’ex molleggiato non pensi di colmare un vuoto virtuale, frutto del tentativo di una “omologazione verso il basso”, creato da una cultura che non ci appartiene».
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Numero 465 18 maggio 2012 |
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